Sapete, oggi è il mio compleanno, uno dei giorni più brutti per me.
Esattamente 4 anni fa ho quasi tentato il suicidio. Volete sapere perché c'è quel quasi? Bhe, perché non ci sono riuscita. Non sono riuscita a fare neanche quello.
4 anni fa ero in bagno verso le 2 di notte, con una lametta in mano. Ma questo non è strano, la lametta in mano la avevo sempre. Quel giorno però era diverso. Mi chiedevo perché qualcuno avrebbe voluto che io rimanessi in vita, perché qualcuno doveva voler festeggiare il giorno in cui sono nata. Io stessa non volevo.
Stavo lì, in piedi, davanti al lavandino del bagno, con questa stramaledettissima lametta in mano e ho pensato, perché no? Cosa ho da perdere?
Ho fatto un lungo e profondo taglio sul polso, ho visto colare il sangue sul lavandino. Volevo continuare, farlo anche sull'altro polso ma qualcosa mi ha fermato.
La paura.
Ero terrorizzata.
Sono corsa a prendere delle bende, dell'acqua ossigenata e delle garze (ero una ginnasta a quei tempi, erano cose basilari da avere in casa) e mi sono medicata.
La cicatrice di quel taglio ora è coperta da un tatuaggio, “till the end”. È lì per ricordarmi ogni giorno quello che avevo tentato di fare senza successo.
Ho promesso a me stessa che quella lametta non la avrei mai più toccata. Avevo deciso di cambiare, e per un annetto ci sono veramente riuscita.
Ho cambiato vita. Mi sono iscritta in una pubblica assistenza per fare volontariato sulle ambulanze. Ho conosciuto gente nuova ed ho eliminato certe amicizie tossiche.
Ma come si sa, la felicità non dura troppo a lungo.
Ho ripreso quella lametta in mano, ho infranto la promessa che mi ero fatta.
Sono ricaduta nello stesso buco da cui stavo cercando di risalire.
Ci sono ricaduta più volte, sempre dicendo “questa è l'ultima volta”, ma non è mai stata l'ultima. Riuscivo a resistere per qualche mese al massimo, e poi qualcosa mi ritirava giù.
Che fosse un commento per il mio aspetto fisico o una delusione da parte di amici, cadevo sempre.
E sapete perché?
Perché mi sento sempre io la responsabile, penso sempre che sia io a sbagliare, a essere in torto, ad essere sbagliata.
È una sensazione orribile che non augurerei neanche al mio peggior nemico.
Quest'anno, oltre il virus, ne ho passate tante.
Ho subito una specie di molestia da un mio amico che in sostanza si è fatto una sega in macchina chiudendomi dentro e obbligandomi a guardare.
È stato il mio primo approccio con l'altro sesso.
Dopo vari mesi sono riuscita a denunciare, ma sapete com'è la legge italiana, non ho potuto fare nulla.
Ho scoperto dopo che questa cosa mi aveva scosso più di quanto pensassi.
Mi davo la colpa dell'accaduto. Tutt’ ora penso sia colpa mia.
Avevo detto qualche battuta di troppo? Mi ero comportata come se volessi fare qualcosa con lui?
Non lo so, per me la colpa è sempre la mia e dato che non so come altro affrontare le cose che mi succedono, ho ripreso la lametta per l'ennesima volta.
Sono riuscita di nuovo a fermarmi senza fare troppi danni.
Sono riuscita ad arrivare al giorno del mio ventesimo compleanno, anche se non so come.
Oggi penso che vorrei, in futuro, riuscire a festeggiare questo giorno come si deve anche se so benissimo che dovrò affrontare i miei demoni una volta per tutte.
Il problema è che so anche che non sono abbastanza forte per farlo, almeno non ancora.
La sensazione di essere inutile, sbagliata e non considerata dal mondo c'è ancora, come anche la sensazione di essere completamente sbagliata sia nel fisico che nel comportamento e, per questo, di non essere mai accettata.
Vorrei veramente, un giorno, riuscire ad aspettare questa giornata con ansia e festeggiare la mia nascita.
Vedremo cosa succederà.
Per ora, auguri a me, la persona che non è riuscita neanche a suicidarsi.